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In ricordo del 16 ottobre del 1943 un impegno contro tutti i razzismi.




Mercoledì 19 ottobre 2016 alla stazione Tiburtina.

Come ogni anno il Dopolavoro Ferroviario di Roma ricorda il dramma della deportazione degli ebrei romani avvenuta il 16 ottobre del 1943 e l’esempio di tutti quei ferrovieri che si batterono oltre 70 anni fa contro la dittatura fascista. Il 16 ottobre del 1943 ben 1259 ebrei romani - razziati dalle SS tedesche - furono prelevati a forza ed avviati al campo di sterminio di Auschwitz. Imprigionati all’interno di un convoglio di 18 carri bestiame, partito da questa stazione ferroviaria, 207 bambini, 363 uomini e 689 donne conclusero la loro esistenza nei forni crematori e non tornarono più alle loro case.

La deportazione di ebrei italiani fu un terribile atto di infamia, reso possibile dall’esistenza di elenchi di nomi ricavati dal censimento della popolazione ebraica e dalla promulgazione delle leggi razziali volute dal fascismo nel 1938. Tali leggi erano pienamente coerenti con la natura totalitaria e bellicista del regime fascista e facevano seguito ai vergognosi atti di genocidio contro popolazioni civili considerate di razza inferiore, a cui erano già ricorse le truppe coloniali italiane sia in Etiopia che in Libia.

La lezione del razzismo non può e non deve essere dimenticata. E per questo è necessario che non si attenui la memoria storica del percorso che ha portato il nostro Paese a liberarsi di un regime basato sulla soppressione della libertà e ad avere una Costituzione democratica fondata sul principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge senza distinzioni di sesso, di razza o di religione.

L’intera Europa è oggi attraversata da gravi e inediti problemi: il terrorismo islamista deve essere combattuto ed isolato con la massima fermezza. Ma ciò comporta il rafforzamento del dialogo e dell’integrazione tra culture e religioni diverse, in una società che – piaccia o no - è progressivamente destinata a divenire un crogiuolo di lingue e popolazioni diverse. Terroristi e migranti che abbandonano i  loro martoriati paesi per fuggire violenze e persecuzioni non possono essere messi sullo stesso piano.

Viceversa, in vari paesi europei aumentano manifestazioni di razzismo e di intolleranza, alimentate da partiti ed esponenti che ripropongono muri e fili spinati, ispirandosi ad un’ideologia nazionalista che si illude di risolvere così le sfide della globalizzazione, rischiando di pregiudicare il progetto di una Unione Europea democratica e solidale.

La crisi economica che colpisce le famiglie italiane, i sentimenti di insicurezza sul futuro, la permanente disoccupazione giovanile  rappresentano una preoccupazione sempre più viva. Ma non devono tradursi in un confuso bisogno d'ordine che alimenta pulsioni di intolleranza verso chi ci appare diverso e spesso è invece solo più debole di noi.

E’ certamente vero che l’ondata migratoria sottopone la nostra esistenza quotidiana a disagi e tensioni nuove rispetto al passato. Ma la necessità di adottare politiche di integrazione e di favorire l’ introduzione nella nostra economia di tanti giovani immigrati in cerca di lavoro non è solo una manifestazione di pietà e di civiltà, ma un’occasione preziosa che può consentirci di reagire ai rischi di declino e di impoverimento del nostro paese. E’ grazie a questo contributo, ad esempio, che molte realtà produttive nazionali possono reggere la concorrenza straniera e sono queste energie ad essere impiegate nell’ambito di attività che nessun italiano vorrebbe più fare.

Per questo siamo qui quest’oggi a ricordare all’interno di questa stazione il dramma della deportazione e della persecuzione ebraica. Per ricordare milioni di vite spezzate in nome di una presunta gerarchia delle razze umane che non aveva e non ha alcuna base scientifica. Ma anche per trarne insegnamenti per il nostro futuro.  Per attecchire e dilagare il razzismo ha bisogno, ora come durante la dittatura fascista, della nostra distrazione e della nostra apatia. Non permettiamo che la paura e il conformismo si sostituiscano all’intelligenza e alla civiltà dei comportamenti.

Il Dopolavoro Ferroviario di Roma in memoria degli Ebrei Romani deportati nei campi di sterminio e dei ferrovieri vittime della persecuzione e della repressione nazifascista.

Roma 19/10/2016

Approfondimenti:

Un po' di storia | Lucrezia Colmayer Assessore alla Memoria II Municipio | Storia di Ercole Faccia





Alle ore 10.30 di mercoledì 19 ottobre, gli studenti di tre istituti del II Municipio di Roma, Giulio Cesare, Cristo Re e Ist. Comprensivo Esopo di Via Volsinio, sono venuti alla Stazione Tiburtina, il luogo fisico da cui il 18 ottobre del 1943 partirono i 28 carri bestiame che portavano gli ebrei romani nei campi di sterminio nazisti.

Hanno incontrato, dialogando con loro, Nando Tagliacozzo scampato alla deportazione della sua famiglia di cui furono presi quattro componenti e Eugenio Iafrate vice presidente dell'ANED, l'associazione degli ex deportati.
Al termine dell'incontro, gli studenti si sono recati al binario uno della Stazione Tiburtina dove hanno deposto una corona di alloro alla targa che riporta la deportazione degli Ebrei romani.


Nel pomeriggio, si è svolta una seconda manifestazione con la partecipazione di tanti viaggiatori che, ascoltando  le note del brano Exodus eseguito dalla Banda del DLF Roma, si sono fermati per sentire il racconto della razzia degli Ebrei romani fatto dalle voci di Ilaria Patamia e Ivan Costantini .

Il Coro "Scambio Armonico" ha eseguito "Yerushalaym shel zahav", il canto che viene considerato una specie di secondo inno di Israele, tratto dalla colonna sonora del film "Schindler's list".
La commemorazione è stata chiusa dagli interventi di Aldo Pavia  (ANED) e Fabrizio De Sanctis (ANPI).





 

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