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Donna Nera - Léopold-Sédar Senghor

Donna nuda, donna nera
Vestita col colore della vita, con la tua forma bellezza!!
Sono cresciuto alla tua ombra; la dolcezza delle tue mani mi bendava gli occhi.
Ed ecco che nel cuore dell’Estate e del Meriggio ti scopro Terra Promessa, dall’alto di un colle calcinato ed alto
E la tua bellezza mi folgora al centro del cuore come il fulmine di un’aquila.

Donna nuda, donna oscura
Frutto maturo di carne piena, estasi cupa di vino nero, bocca che rendi la mia bocca lirica,
Savana di puri orizzonti, savana che fremi alle carezze ardenti del Vento dell’Est
Tamtam scolpito, tamtam in tensione che tuoni sotto le dita del Vincitore
La tua voce severa di contralto è il canto spirituale dell’Amata.

Donna nera, donna oscura
Olio che alcun respiro riesce a increspare, olio calmo sui fianchi dell’atleta, sui fianchi dei principi del Mali
Gazzella dalle giunture celesti, le perle sono stelle sulla notte della tua pelle
Delizie per i giochi della mente i riflessi dell’oro che rosseggia sulla tua pelle di màcule
All’ombra della tua capigliatura si rasserena la mia angoscia per il sole vicino dei tuoi occhi.
Donna nuda, donna nera
Canto la tua bellezza che passa, forma che guardo fisso nell’Eterno, prima
Che il destino geloso ti riduca in cenere per nutrire le radici della vita.

Femme nue, femme noire
Vétue de ta couleur qui est vie, de ta forme qui est beauté
J’ai grandi à ton ombre; la douceur de tes mains bandait mes yeux
Et voilà qu’au coeur de l’Eté et de Midi,
Je te découvre, Terre promise, du haut d’un haut col calciné
Et ta beauté me foudroie en plein coeur, comme l’éclair d’un aigle

Femme nue, femme obscure
Fruit mûr à la chair ferme, sombres extases du vin noir, bouche qui faislyrique ma bouche
Savane aux horizons purs, savane qui frémis aux caresses ferventes du Vent d’Est
Tamtam sculpté, tamtam tendu qui gronde sous les doigts du vainqueur
Ta voix grave de contralto est le chant spirituel de l’Aimée.

Femme noire, femme obscure
Huile que ne ride nul souffle, huile calme aux flancs de l’athlète, aux flancs des princes du Mali
Gazelle aux attaches célestes, les perles sont étoiles sur la nuit de ta peau.
Délices des jeux de l’Esprit, les reflets de l’or ronge ta peau qui se moire
A l’ombre de ta chevelure, s’éclaire mon angoisse aux soleils prochains de tes yeux.
Femme nue, femme noire
Je chante ta beauté qui passe, forme que je fixe dans l’Eternel
Avant que le destin jaloux ne te réduise en cendres pour nourrir les racines de la vie.

Traduzione di Marco Datini




Senghor ‹sẽġòor›, Léopold-Sédar. - Scrittore e uomo politico senegalese (Joal, Senegal, 1906 - Verson, Calvados, 2001); compì gli studî superiori in Francia, ove conseguì la libera docenza universitaria e insegnò per varî anni (1933-44) in ginnasî e licei di Tours e Parigi. Deputato per il Senegal alla costituente francese (1945-46), quindi all'Assemblea nazionale francese (1946-58), nel 1948 lasciò il partito socialista per fondare il Bloc démocratique sénégalais. Fautore di un socialismo moderato, sul piano internazionale S. sostenne la necessità di riunire i possedimenti francesi in Africa in federazioni integrate nella Repubblica francese. Segretario di stato alla presidenza del Consiglio con E. Faure(1955-56), nel 1958 S. diede vita all'Union progressiste sénégalaise, alla testa della quale cercò di impedire che l'Africa Occidentale Francese si frantumasse in tante e deboli compagini statali indipendenti. Eletto presidente del Senegal nel sett. 1960, mantenne la carica sino al dic. 1980. Membro associato straniero dell'Institut de France, nel 1983 fu il primo autore africano a essere eletto all'Académie Française. S. fu lettore attento di Claudel, di Saint-John Perse, dei surrealisti, nonché autore di varie raccolte poetiche (Chants d'ombre, 1945; Hosties noires, 1948; Chants pour Naëtt, 1949; Éthiopiques, 1956; Nocturnes, 1961; Poèmes, 1964; Élégies des alizés, 1969; Élégies majeures, 1979; Black ladies, 1986) e di un'importante Anthologie de la nouvelle poésie nègre et malgache de langue française(1948). Pubblicata con una prefazione di J.-P. Sartre, l'antologia rappresenta il documento poetico più significativo della négritude, di cui S. fu uno dei più attivi esponenti: Ce que l'homme noir apporte (1939); Liberté: I, Négritude et humanisme (1964; trad. it. 1974); II, Nation et voie africaine du socialisme (1971); III, Négritude et civilisation de l'universel (1977); IV, Socialisme et planification (1983); V, Le dialogue des cultures (1993). In Italia, la poesia di S. è stata ampiamente tradotta (Antologia lirica, 1969; Opera poetica, 1988). Dopo aver lasciato la carica di presidente del Senegal, S. si ritirò a vivere in Normandia .Tra le sue ultime pubblicazioni: l'edizione complessiva dell'Oeuvre poétique (1990); Léopold Sédar Senghor et la revue "Présence Africaine" (1996), raccolta di articoli apparsi tra il 1956 e il 1979.

(da Treccani)

LA VITA DI LÉOPOLD SÉDAR SENGHOR nacque in Senegal all’inizio del XX secolo. I griot raccontano che è nato in una capanna vicino all’oceano, sulla costa, a Joal, il 15 agosto 1906, il 9 ottobre secondo l’anagrafe comunale. Il nome è Sédar “colui che non conosce la vergogna” o meglio “che non verrà mai umiliato”. Joal! Mi ricordo, Mi ricordo le signare (1) all’ombra verde delle verande le signare dagli occhi surreali come un chiaro di luna sul greto del fiume. Mi ricordo i fasti dell’Occaso Dove Coumba N’doffène voleva far tagliare il suo manto regale. Mi ricordo i banchetti funebri fumanti del sangue delle greggi sgozzate Del chiasso delle querelle, delle rapsodie dei griot. Il padre, Diogaye Basile, di stirpe Sérère, ricco commerciante, cattolico, poligamo, godeva di un’ottima reputazione fra i suoi compaesani grazie al suo importante passato culturale. Egli affidò Senghor, all’età di sette anni, a Padre Léon du Bois, parroco di una scuola cattolica della zona. La chiesa lo battezza Léopold. Il cognome indica una parola portoghese “ senhor”, (poiché nel XV secolo, il Portogallo ha dominato il Senegal). Dopo le elementari a N’Gazobil, Sédar prosegue gli studi nel collegio Libermann a Dakar. Infine il trasferimento a Parigi dove studia presso il prestigioso liceo Louis-le-Grand (tra gli amici di allora, il compagno di scuola Georges Pompidou e il poeta Aimé Césaire). Una laurea in lettere alla Sorbona completa i suoi brillantissimi anni di studi. Siamo nel 1933. Senghor diventa cittadino francese e questo gli permette, due anni dopo, di essere il primo uomo di pelle nera ad insegnare in francese. Sono gli anni che precedono la seconda coltelli da lancio a sette lame, facevamo saltare tutti i vulcani d’Etiopia e seppellivamo, il giorno dell’Ascensione, tutti i santi sotto la pioggia di fuoco del nostro rancore .” Durante la seconda guerra mondiale fu richiamato alle armi, cadde nelle mani dei tedeschi e finì in un campo di prigionia a Poitiers in Francia. Ma non tutto il male viene per nuocere, perché il poeta ne approfitta per studiare a fondo la cultura tedesca e il grande Goethe. Scrive anche bellissime poesie sotto lo sguardo delle sentinelle naziste e appena tornato dalla guerra pubblica Chants d’ombre, Canti d’Ombra, nel 1945, che suscitò unanime approvazione. Nello stesso anno iniziò la sua carriera politica che lo portò alla presidenza della Repubblica Senegalese dal 1960 al 1980. Nel 1948 uscirono le raccolte Hosties noires, Ostie nere, un’opera fondamentale per la poesia africana poiché avviò l’antologia Nouvelle Poèsie Nègre et Malgache. Nacque presto un rapporto di collaborazione, oltre che di amicizia, col filosofo Jean Paul Sartre. La prefazione di Sartre all’antologia Orfeo negro fu l’avvenimento di quegli anni. Nel 1949 Senghor pubblica Chants pour Naett dove delinea una sorta di teoria di socialismo africano. Ma facendo un passo indietro nel tempo, per parlare del fulcro del suo pensiero, è determinante la sua conoscenza con Aimé Césaire e Léon Gontra Damas con i quali fonderà il giornale “Studente Nero” - L’Étudiant noir - che sarà di supporto al Movimento della Negritudine. A partire da quel momento tutta la sua vita sarà dedicata a porre nella giusta luce la cultura africana: “Per l’uomo di cultura francese, un bianco non potrà parlare convenientemente di Négritude perché non ne possiede l’esperienza interiore, perché le lingue europee mancano delle parole adatte per descriverla.” Mentre il filosofo Heidegger sostiene che la “Negritudine è l’essere nel mondo del negro”, Sartre evoca la necessità di infrangere le diversità culturali tra europei e negri; Léon Frobénius invece teorizza che L’Africa è civilizzata fino al suo midollo spinale, Césaire sottolinea nel suo Quaderno il ritorno al paese natio: È per voi che parlo/La mia bocca sarà la bocca delle sofferenze che non hanno bocca/La mia voce la libertà che s’affaccia al buio della disperazione. Interessante è la definizione di poetica che dà Senghor: I poeti negri, quelli che appaiono nelle antologie europee ma anche quelli della tradizione orale, sono anzitutto degli auditivi, dei cantori. Essi sono sottomessi tirannicamente alla “musica interiore”, e quindi per prima cosa al ritmo. Ricordo che i poeti ginnici del mio villaggio, i più primitivi, non riuscivano a comporre che nell’estasi del tam-tam, sorretti, ispirati, alimentati dal ritmo del tam-tam. È un’espressione, una frase, un verso che, prima di tutto, mi soffia all’orecchio una sorta di leitmotiv, e quando inizio a scrivere non so come sarà la mia poesia. È questa la particolarità del poeta negro. C’è nella poesia degli africani la presenza solenne degli spiriti. Unico rammarico di Senghor è che la politica ha rosicchiato il tempo dedicato alla poesia: Avevo quindici anni quando scrivevo i primi versi… un giorno, a trent’anni, rileggendoli ho bruciato tutto senza esitazione. Avevo scoperto la politica e i problemi del mio popolo. È bene ricordare che questo fervente cattolico ha governato un Paese composto per il novantacinque per cento da musulmani, dando un esempio di libertà, tolleranza ed intelligenza, aprendo la via alla democrazia. Di lui ha detto il poeta Andrea Zanzotto: Grazie ad una sua integrazione con la lingua francese, quella dei dominatori, riuscì a trasfondere tutti i valori non propriamente poetici nei suoi versi. Si deve a Senghor la presa di coscienza della realtà nazionale del Senegal e della necessità di convivenza di due culture diverse: quella perdente, l’africana, seppe imporsi ed essere valorizzata. Proprio questa cultura perdente rispetto a quella dominante divenne la base dell’originalità del Senegal (da Poesia - Edizioni Crocetti).

Tratta da Léopold Sédar Senghor, il cantore della Negritudine Autore Cheikh Tidiane Gaye (Edizione dell’arco, Milano 2013.)

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(1) Le signare (termine creolo, derivato dal portoghese senhoras) erano giovani donne africane, nere o meticce, di lignaggio elevato, che vivevano negli scali coloniali della costa senegalese : Rufisque (Rufisco) sino al XVII secolo, poi Gorée e finalmente la capitale di Saint-Louis sino alla metà del XIX secolo.

Il termine "signara" indicava le concubine africane che convivevano con europei influenti, acquisendo così un rango sociale e una potenza economica di grande importanza, per sé e la propria famiglia. Sembra che l’origine delle signare cominciasse verso la fine del XV secolo negli scali portoghesi posti lungo la costa del Senegal. I "lançados" erano avventurieri giunti durante la colonizzazione portoghese (iniziata nel 1444, con i viaggi dei primi esploratori), dovevano adattarsi a lunghi periodi di soggiorno in Africa e diedero origine alle prime comunità meticce, soprattutto negli scali di Rufisque, Portudal e Joal, lungo la Petite Côte. Tra di loro c’erano anche persone che in Europa avevano guai giudiziari, nonché ebrei che rifiutavano la conversione forzata al cattolicesimo, imposta dai re iberici.



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