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Il miele selvatico sa di libertà di Anna Achmàtova

Anna Achmàtova

Il miele selvatico sa di libertà

Il miele selvatico sa di libertà,
la polvere del raggio di sole,
la bocca verginale di viola,
e l’oro di nulla.
La reseda sa d’acqua,
e l’amore di mela,
ma noi abbiamo appreso per sempre
che il sangue sa solo di sangue…

Invano il procuratore romano,
tra gridi sinistri della plebe,
lavò davanti al popolo le mani,
e invano la regina di Scozia
tergeva da rossi schizzi
le palme affusolate, nell’afosa
oscurità del palazzo reale…

Ah, tu pensavi che anch’io fossi una di Anna Achmàtova

Ah, tu pensavi che anch’io fossi una
che si possa dimenticare
e che si butti, pregando e piangendo,
sotto gli zoccoli di un baio.

O prenda a chiedere alle maghe
radichette nell’acqua incantata,
e ti invii il regalo terribile
di un fazzoletto odoroso e fatale.

Sii maledetto. Non sfiorerò con gemiti
o sguardi l’anima dannata,
ma ti giuro sul paradiso,
sull’icona miracolosa
e sull’ebbrezza delle nostre notti ardenti:
mai più tornerò da te.

Strinsi le mani sotto il velo oscuro…
di Anna Achmàtova

Strinsi le mani sotto il velo oscuro…
“Perché oggi sei pallida?”
Perché d’agra tristezza
l’ho abbeverato fino ad ubriacarlo.

Come dimenticare? Uscì vacillando,
sulla bocca una smorfia di dolore…
Corsi senza sfiorare la ringhiera,
corsi dietro di lui fino al portone.

Soffocando, gridai: “E’ stato tutto
uno scherzo. Muoio se te ne vai”.
Lui sorrise calmo, crudele
e mi disse: “Non startene al vento.”

Anna Achmàtova
Biografia

Anna Andreevna Achmatova, pseudonimo di Anna Andreevna Gorenko (Bol’soj Fontan, 23 giugno 1889 – Mosca, 5 marzo 1966), è stata una poetessa russa; non amava l’appellativo di poetessa, perciò preferiva farsi definire poeta, al maschile. Negli anni Trenta l’A. tacque come poetessa, dedicandosi a traduzioni e ai suoi studi su Puškin. La sua voce si fece riudire col ciclo Veter vojny (“Vento di guerra”), poesie scritte tra il 1941 e il 1945, di sofferta e commossa partecipazione alla tragedia del suo paese; ma nel 1947, attaccata assieme a Zoščenko da A. Ždanov, venne nuovamente emarginata dalla vita culturale sovietica. Poco a poco, a partire dal 1958 (anno dell’edizione d’un’esigua scelta dei suoi Versi), il nome dell’A. s’impose come uno dei massimi fenomeni nella poesia russa del Novecento. D’inesausta creatività, l’A. produsse in anni avanzati quelli che forse restano i suoi capolavori: Requiem (1935-1961), e soprattutto Poema bez geroja (1940-1962, “Poema senza eroe”, trad. it. Torino 1966), in cui la tragica storia del suicidio d’un giovane poeta s’intreccia al tema della fine del vecchio mondo. Negli ultimi anni s’accinse tra l’altro alla versione dei Canti di Leopardi; nel 1965 fu in Italia per ritirare il premio Taormina. Fra le altre sue opere ed edizioni della stessa si ricordano: Sočinenija, in 2 voll. (“Opere”), Monaco 1967-1968; Beg vremeni (“La fuga del tempo”), Mosca-Leningrado 1965; Dž. Leopardi, Lirika, Mosca 1967; Izbrannoe (“Opere scelte”), Mosca 1974; trad. it.: Poesie, Firenze 1951.

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